Podcast: trend in crescita

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Il termine “podcast“ deriva dalla combinazione della parola inglese “broadcast“ (= trasmettere) e il nome del marchio “iPod”. Il nome si è poi radicato per questo formato, anche se si può utilizzare con moltissimi dispositivi e non solo con l’iPod. I podcast si ascoltano ora sia sul computer sia da smartphone, in streaming o scaricandoli come file audio.

Da non confondere con gli audiolibri, i podcast sono mp3 che possono essere ascoltati in modalità “on demand”, attraverso la distribuzione di aggiornamenti chiamati “feed RSS”, a cui un utente si può iscrivere.

Ci sono podcast per tutti gli interessi: racconti, corsi di lingua, chiacchiere fra appassionati di uno specifico argomento, istruzione, scienze, ecc…

Nati nel 2004, per l’Italia, “l’anno zero” è stato sicuramente il 2019. Sono 12,1 milioni le persone che ascoltano podcast: 1,8 milioni in più rispetto al 2018, con un aumento del 16%. Lo rileva un’indagine di Nielsen commissionata da Audible (società di Amazon leader nei segmenti audiolibri e podcast).

Gli heavy user (coloro che ascoltano podcast su base quotidiana) hanno per lo più tra i 18 e i 34 anni. I contenuti favoriti riguardano programmi musicali, attualità e intrattenimento; tra gli utenti tra i 18 e i 24 anni vanno parecchio anche i contenuti di approfondimento e i corsi di lingua.

Negli Stati Uniti, i podcast rappresentano per la radio quello che Netflix è diventata per la TV, con un americano su 5 che dichiara di averne ascoltato almeno uno nell’ultimo mese: oltre 67 milioni di persone, in cui il segmento 12-24 cresce più velocemente degli altri.

Al crescere dei numeri, cresce inevitabilmente l’interesse per il potenziale in termini di advertising.

Seguendo i propri interessi, grazie all’ON DEMAND, ascoltare un podcast rappresenta una scelta attiva e circoscrive immediatamente un pubblico profilato. Per questo motivo la loro audience ha, per definizione, un livello più alto di engagement rispetto agli altri media.

Non sottovalutiamo l’aspetto di fidelizzazione che l’host di un podcast può esercitare nei confronti del pubblico che lo segue, riconoscendogli autorevolezza in merito all’argomento trattato, sfruttando il vantaggio psicologico che il suono della voce può avere in termini di fiducia.

Il podcast advertising rappresenta per le aziende l’opportunità di utilizzare una voce autorevole, esperta, amichevole per raggiungere una nicchia di pubblico specifica, che sarà probabilmente in grado di generare nuova visibilità.

Non si spara nel mucchio, ma il messaggio viene veicolato in una logica più simile al one to one che al one to many.

Non mancano gli “svantaggi” nello scegliere questo media.

Se rivolgersi ad un pubblico specifico è un’opportunità di targettizzazione, allo stesso tempo rappresenta anche il maggior limite del mezzo, poiché costringe alla scelta di temi estremamente specifici. Restringere di molto il pubblico funziona solo se il prodotto offerto soddisfa a pieno le aspettative di una nicchia sicuramente più esigente della media.

Il podcast inoltre esclude completamente l’immagine, che attualmente ancora fa da padrona, soprattutto nella condivisione sui social network.

Questa la sfida più dura che dovrà affrontare la diffusione del podcast: la non facilità di condivisione social sarà l’ultimo ostacolo da sormontare per sdoganare completamente le potenzialità di questo canale di comunicazione.

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